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mercoledì 30 marzo 2011

La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti: 4.07.1776


La Dichiarazione unanime dei tredici Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso, fu scritta da Thomas Jefferson e firmata il 4 luglio 1776 a Philadelpia.
Per la prima volta nella storia una colonia rivendicava con un gesto solenne la propria indipendenza.

"Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario a un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato a un altro e assumere tra le altre potenze della Terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione.”

“Noi riteniamo [……] che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. Che allo scopo di garantire questi diritti sono stati creati tra gli uomini i governi”.

Il Boston Tea Party

autori: Adis Lutisoski e Sathe Molla

Nel 1773 l’Inghilterra affidò il commercio del tè alla Compagnia delle Indie che lo facevo pagare moltissimo ai coloni del Nord-America. Fu così, che per protesta, il 16 dicembre 1773 alcuni coloni travestiti da pellerossa assalirono 3 navi delle Compagnie delle Indie e gettarono il té in mare.
La madrepatria chiuse il porto di Boston e mandò nelle colonie dei presidi militari. Nel settembre 1774 ci fu il primo Congresso Continentale a cui parteciparono 12 colonie, a Philadelphia.
In quella sede si decise interrompere gli scambi commerciali con la Gran Bretagna.
Giorgio III, re d’ Inghilterra, inviò nuove truppe in America per reprimere la rivolta.

mercoledì 23 marzo 2011

L’espansione coloniale inglese nel XVIII secolo

autore :Hodzioc Edin

Se i primi possedimenti britannici del Seicento erano stati il frutto di moti spontanei della società inglese, con il XVIII secolo, il flusso delle espansioni divenne una strategia politica del governo inglese.
Questa politica aggressiva si scontrò prima di tutto con i francesi, che però vennero sconfitti e persero gran parte del Canada.
Nel frattempo, in seguito alle esplorazioni dell’Australia ad opera del capitano James Cook , il governo britannico decise di istituire sull’isola delle colonie penali, deportandovi numerosi criminali.
La politica espansionistica inglese allarmò anche la Spagna che dichiarò guerra alla Gran Bretagna nel 1762.
Gli spagnoli in soli quaranta giorni persero l’Avana , nell’isola di Cuba e, alcuni mesi dopo, Manila nelle Filippine.
Le pesanti sconfitte subite costrinsero la Spagna alla resa.

giovedì 17 febbraio 2011

Le colonie francesi in America del Nord



Autori: Santon Alex, Valente Chiara

I Francesi, meno esperti nella navigazione rispetto agli Olandesi e agli Inglesi, riuscirono ad occupare solo una parte dell’odierno Canada: il Quebec.
Gli abitanti erano per lo più pescatori e cacciatori di animali da pelliccia.
Inoltre scoprirono la zona alla foce del Mississipi a cui diedero il nome di Louisiana in onore di Luigi XIV.

I Padri Pellegrini della Mayflower


autori: Biancon Francesco e Sangion Federica

Nel 1620, 102 pellegrini puritani, i Pilgrim Fathers, giunsero in America a bordo di una nave, la Mayflower. Erano Olandesi e Inglesi. Giunti in America fondarono i primi nuclei della nuova Inghilterra, la città di Plymouth e Salem nell’attuale Massachusetts.
A bordo della Mayflower i padri pellegrini avevano firmato un accordo, il Mayflower Compact, che stabiliva le leggi della comunità, basate sulla semplicità dei costumi e su severe regole di comportamento: i Puritani non sopportavano il lusso, i balli, i giochi; preferivano essere frugali e laboriosi.
La loro società dava una grande importanza alla religione e all’istruzione; rifiutava invece ogni gerarchia religiosa e ogni ingerenza delle autorità civili sulla chiesa. Tuttavia, talvolta il grande rigore si trasformò in fanatismo: ne fecero le spese soprattutto le donne molte delle quali vennero accusate di stregoneria.

Le colonie inglesi in America del Nord


autori: Eva Brasolin, Sadija Mustafoska, Alessia Benatelli e Baso Francesco 

Gli Inglesi decidono di colonizzare il Nord America; dal momento che il Sud America è occupato da Spagnoli e Portoghesi.
Sulla cosa orientale vengono fondate le prime 13 colonie inglesi. Nelle colonie più meridionali furono create grandi piantioni di tabacco e cotone. La maggior parte della manodopera di queste piantagioni era costituita da schiavi africani.
A causa dell’aumento demografico, i coloni inglesi si spostano poi verso Ovest (WEST).
In questo spostamento si trovano a scontrarsi con gli indigeni chiamati “ pellerossa”, perché si cospargevano di ocra rossa per difendersi dagli insetti. I pellerossa vennero sterminati.

mercoledì 22 dicembre 2010

Carlo V e il Sacco di Roma

Francesco I, sovrano di Francia , nel 1526 dà vita a un'alleanza contro Carlo V (sovrano di Spagna, Impero, Sicilia, Sardegna e colonie americane), la lega di Cognac, composta da:
Firenze
Milano
Venezia
Inghilterra
Stato della Chiesa
i principi luterani tedeschi
il sultano ottomano.
Dal momento che Clemente VII si era schierato con Francesco I, Carlo V per punirlo, mandò in Italia un esercito di 15.000 Lanzichenecchi, che sbaragliarono l'esercito della Lega e si diressero verso Roma, la quale rimase sotto assedio per quasi un anno (Sacco di Roma 1527). I Lanzichenecchi abbandonarono la città solo dopo che il Papa ebbe pagato un grosso riscatto.

martedì 21 dicembre 2010

Libro: Diario di Bordo di Cristoforo Colombo

consigliato da Teso Giulia, Valente Chiara, Brasolin Eva
 
Cristoforo Colombo parte in viaggio per le Indie, ma senza saperlo arriva in America.
Durante il viaggio tiene un diario nel quale descrive i nuovi territori, i loro popoli, gli animali e i prodotti della terra.
Le seguenti righe raccontano di quando Colombo arriva ad Haiti.
Qui il grande navigatore rimane folgorato dalla bellezza dell’isola circondata da montagne e ricca di vaste pianure adatte alla coltivazione, all’allevamento di bestiame e alla costruzione di nuove città.
La popolazione, che ci vive, è molto primitiva e pacifica.
            Qualunque cosa si domandi loro di quello che hanno, mai rispondono negativamente, anzi la offrono[…] Essi non professano né setta né idolatria veruna, ma tutti credono che la potenza e il bene siano nel cielo, e con questa persuasione mi ricevevano in ogni dove […]”
Da "Diario di Bordo ", di Cristoforo Colombo, a cura di G. Ferri (2006, Mursia), Euro 20

lunedì 20 dicembre 2010

Libro: Il segreto delle tre caravelle

consigliato da Andrea Volpe
Daniela Morelli, Il segreto delle tre caravelle,  (Mondadori, 286 pagine, 7 euro)
L’impresa di Cristoforo Colombo raccontata dal punto di vista, immaginario, del figlio Diego, dodicenne, affidato a un convento dal padre, impegnato a girare le corti di tutta Europa per convincere i regnanti della validità delle sue teorie sulla forma (sferica) della Terra. Colombo è quasi riuscito a persuadere la regina di Spagna, Isabella di Castiglia, a finanziare il suo viaggio nell’Oceano Atlantico. Ma le idee di Colombo contrastano con le convinzioni della Chiesa cattolica, che sosteneva la teoria che la Terra fosse piatta. E così, contro il navigatore, congiura il perfido frate Hernando, priore del convento dove vive Diego. Sarà il ragazzo a scoprire il complotto. Ma riuscirà anche a sventarlo?
La vicenda è di fantasia, ma la ricostruzione dell’atmosfera dell’epoca e delle difficoltà incontrate da Colombo è realistica.


Le civiltà precolombiane

autori: Erica Polesso e Gilda Cinganotto

Gli Incas erano una popolazione delle regioni andine centro-settentrionali. Fondamentalmente erano un popolo di agricoltori e allevatori, divisi in clan, con a capo gli anziani.
Furono conquistati dagli Spagnoli, guidati dal condottiero Francisco Pizarro.
Gli Aztechi, che erano un popolo di guerrieri, del  Messico, vennero annientati da Hernan Cortés.
E anche i Maya, che occupavano i terrirori dello Yucatan, del Belize, del Guatemala, dell'Honduras e del Salvador, non furono risparmiati dalla furia conquistatrice degli Europei.

La fine degli Incas, degli Aztechi e dei Maya

autori: Erica Polesso e Gilda Cinganotto

Quando gli Spagnoli e i Portoghesi, i conquistadores, occuparono il Nuovo Mondo distrussero le civiltà che ci vivevano:
-gli Incas
-gli Aztechi
-i Maya


giovedì 16 dicembre 2010

Spagna e Portogallo si dividono il Nuovo Mondo

autori: Erica Polesso e Davide Ressi

I nuovi territori spagnoli e portoghesi in America Centrale e del Sud, in realtà, erano tutti feudi della Chiesa, “donati” da Papa Alessandro VI a Spagna e Portogallo.
Nel 1494 , quest’ultime firmarono il trattato di Tordesillas, che sanciva che le terre venissero divise in due con una linea verticale: la parte est la presero i Portoghesi mentre quella occidentale era di proprietà della Spagna.

I Portoghesi possedevano dunque il Brasile. Questa terra era troppo grande per loro: non avevano abbastanza manodopera per coltivare la piantagioni di canna da zucchero e così cominciò la deportazione degli schiavi dall’Africa.

Amerigo Vespucci

autori: Diego Scala e Cinganotto Gilda


Il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci compì due viaggi verso l’America Meridionale (tra il 1499 e il 1502), per conto della Spagna e del Portogallo.
Durante questi viaggi Amerigo Vespucci scrisse delle relazioni sulle coste del nuovo continente, che poi vennero usate dai cartografi per disegnare le mappe di navigazione (nel 1507 un cartografo chiamò il Nuovo Mondo “terra di Amerigo” da cui poi America).
Solo nel 1513 ci si rese conto che il Nuovo Mondo era un nuovo continente.

Gli Europei scoprono un Nuovo Mondo


autori: Giuseppe Frena e Antonella Perone

Nella seconda metà del Quattrocento i navigatori europei (in particolare portoghesi e spagnoli ) decisero di cercare nuove rotte, per curiosità scientifica, per trovare nuove merci e per diffondere la fede cristiana.

I Portoghesi volevano raggiungere le terre bagnate dall’Oceano Indiano e andare a Oriente per acquistare spezie e beni di lusso. Per non avere problemi con Genovesi, Veneziani, Arabi e Turchi decisero di tentare la circumnavigazione dell’Africa. La spedizione fu finanziata dal principe Enrico "il navigatore" e portata a termine da Vasco de Gama nel 1497.

Gli Spagnoli volevano trovare un’altra rotta per le Indie, non potendo usare la rotta portoghese (un accordo stabiliva che gli spagnoli potevano navigare solo a nord delle Canarie).
Cristoforo Colombo (un navigatore genovese) andò dalla regina Isabella di Castiglia, per presentare il suo progetto: era convinto che andando verso Occidente sarebbe arrivato in Asia.
La regina gli diede fiducia.

Colombo partì il 3 agosto 1492 con tre caravelle (Niña, Pinta e Santa Maria) dal porto di Palos, e arrivò a San Salvador il 12 ottobre 1492, convinto di essere in Asia.