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venerdì 9 gennaio 2015

I trattati di pace (1919 - 1920)


Nel gennaio 1919 si radunarono a Parigi i rappresentanti degli Stati vincitori (in particolare, Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Italia) e quelli dei paesi sconfitti.
Con il Trattato di Versailles (giugno 1919) la Germania subì condizioni particolarmente umilianti:
-dovette restituire alla Francia l'Alsazia e la Lorena; doveva inoltre dare in godimento alla Francia il ricchissimo bacino carbonifero della Saar e la Renania doveva essere smilitarizzata e lasciata sotto il controllo dei vincitori per 15 anni;
-fu costretta a cedere i propri territori coloniali all'Inghilterra e al Giappone;
-dovette cedere alla Polonia la Posnania e una striscia di territorio ("corridoio polacco") che la divideva dal porto di Danzica, dichiarata "città libera";
- l'esercito tedesco doveva essere ridotto a 100.000 uomini, la flotta a 36 navi, senza sottomarini. L'industria pesante non poteva produrre né artiglieria pesante, né carri armati, né aerei, né navi corazzate. Infine fu imposto alla Germania il pagamento dell'astronomica cifra di 132 miliardi di marchi-oro come riparazione dei danni di guerra.
Per quanto riguardava l'impero austro-ungarico, la Conferenza di Parigi sancì la sua dissoluzione:
-nascevano nuovi Stati: la Cecoslovacchia, il regno di Jugoslavia sotto controllo serbo;
-l'Ungheria divenne indipendente ma dovette cedere vasti territori alla Jugoslavia;
-la nuova Repubblica di Austria aveva un territorio ridotto e la sua indipendenza era affidata al Società delle nazioni, anche per evitare un'eventuale unificazione con la Germania.
Anche l'impero ottomano fu smembrato. Il generale turco Mustafà Kemal aveva deposto l'ultimo sultano e proclamò la Repubblica .
L'Italia ottenne il Trentino e l'Alto-Adige, Trieste e l'Istria, parte della Carinzia e Gorizia, le isole del Dodecanneso, la sola città di Zara ma non l'intera Dalmazia: nonostante le promesse del Patto di Londra, questo territorio (per secoli veneziano, di lingua e tradizioni italiane) fu invece attribuito al neonato regno di Jugoslavia (di cui la diplomazia italiana non aveva previsto la nascita nel 1915).
Rimase da definire la questione della città di Fiume che, abitata da una maggioranza di italiani, chiedeva di unirsi all'Italia come previsto dai 14 punti di Wilson (l'autodecisione dei popoli), cosa che però non era prevista dai patti di Londra. Di fronte al rifiuto degli Stati Uniti la  delegazione italiana si ritirò in segno di protesta: quando i ministri italiani  tornarono alla fine di maggio a Parigi, e trattative erano ormai chiuse e il fronte orientale non prevedeva Fiume italiana; le polemiche che ne seguirono contribuirono alla caduta del ministero Orlando.
In settembre Gabriele D'Annunzio si mise alla guida di gruppi militari di volontari italiani e occupò la città: la questione fu regolata dal Trattato di Rapallo (1920) fra Italia e Jugoslavia, con il quale la città fu dichiarata indipendente.

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