PER LA STAMPA
Per poter risparmiare inchiostro nell'eventuale stampa si suggerisce l'utilizzo del software BLOCCO NOTE / NOTE PAD, accessibile dal desktop del pc con la seguente procedura:
START
TUTTI I PROGRAMMI
ACCESSORI
BLOCCO NOTE / NOTE PAD.
Una volta aperto il documento, selezionare la porzione di testo del blog che si desidera copiare, copiare e incollare nel documento.
Visualizzazione post con etichetta Lombardia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lombardia. Mostra tutti i post

martedì 10 maggio 2011

La seconda guerra d'indipendenza

Cavour provocò l'Austria che cadde nella trappola: nell'aprile del 1859 gli Austriaci entrarono in Piemonte. In attesa dell'arrivo dei Francesi, le truppe piemontesi riuscirono comunque a cavarsela bene: sconfissero il nemico a Solferino e a San Martino, mentre Garibaldi, a capo di un corpo di volontari liberava Brescia, Bergamo, Como e Varese. I patrioti in Toscana e in Emilia Romagna, nel frattempo, riuscirono a cacciare i loro sovrani.
I Francesi però avevano firmato un armistizio a Villafranca con Francesco Giuseppe d'Austria, senza avvertire Cavour. L'Austria cedette la Lombardia ai Savoia, ma tenne il Veneto.
Cavour arrabbiato si dimise dalla carica di primo ministro.

mercoledì 13 aprile 2011

L’ascesa di Napoleone

Il direttorio non riusciva a riportare l’ordine in Francia, così per distogliere l’attenzione dai problemi interni, decise di intraprendere una Campagna d’Italia per andare contro l’Austria. La spedizione partì nell’Aprile del 1796, capitanata da Napoleone Bonaparte. In pochi mesi la Francia guadagnò Nizza, la Savoia, la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Repubblica di Venezia. Quest’ultima, con il trattato di Campoformio del 1797, venne ceduta all’Austria. Nel 1798 Napoleone prese anche Roma e Napoli.

giovedì 6 gennaio 2011

Gian Giacomo Mora: il barbiere della peste Manzoniana


autori: Davide e Alessandro

Nella "prima "versione de"I promessi sposi" (storia della colonna infame), Alessandro Manzoni aveva dato ampio spazio alla storia di un barbiere Gian Giacomo Mora, ucciso per esser stato ritenuto colpevole di aver contagiato molte persone di peste.

Un giorno il presidente della sanità e il notaio, con un’opportuna scorta, si presentarono nella bottega del barbiere Gian Giacomo Mora; egli si occupava anche di bassa chirurgia: dalla diffusione della peste iniziò a vendere un prodotto da lui stesso inventato contro il contagio. Il barbiere quindi, viste le guardie e spaventato dal fatto che queste iniziavano una perquisizione della bottega, confessò la colpa di aver preparato diverse volte un unguento senza l'autorizzazione. Durante la perquisizione della casa fu sequestrata una gran quantità di sostanze e pozioni. Fu portato in carcere e alla domanda se conoscesse il Piazza e se mai gli avesse consegnato un vasetto di vetro ricolmo di un certo preparato, Mora ammise di conoscerlo e di avergli venduto tal unguento salvavita, dato che lavorava sempre a contatto con malati. Nel mese di luglio si ebbero numerosi arresti, sulla base di testimonianze popolari o dietro confessioni estorte torturando al limite della sopravvivenza il Piazza e il Mora. Nelle giornate comprese tra il 27 e il 30 giugno si organizzò il confronto tra il Piazza e il Mora, ai quali si concedettero infine sei giorni di tempo per definire le loro difese. Domenica 30 giugno Mora iniziò a rendere piena confessione. Con la confessione, il barbiere aveva firmato la sua condanna a morte.

La peste ne "I promessi sposi"

Autori: Alberto Sclip e Lorenzo Rossi

Nel romanzo storico "I Promessi sposi" lo scrittore Alessandro Manzoni descrive la grande epidemia di peste che tra il 1629 e il 1630 si diffuse a Milano.
In quegli anni la peste fu portata dai lanzichenecchi. Manzoni ricostruisce tutti gli aspetti della grande epidemia sulla base di una documentazione ricavata dalle cronache del tempo.

Il romanzo parla di due promessi sposi, Renzo e Lucia, al tempo della dominazione spagnola in Lombardia.
Don Rodrigo, il signorotto del paese, si è invaghito di Lucia, perciò impedisce il loro matrimonio: Lucia fugge quindi insieme alla madre in un convento di Monza. Poi, viene portata a Milano ed affidata a don Ferrante.
Intanto Renzo, fuggito a Milano, trova la città scossa dalla peste e si rifugia nel Bergamasco.
Infine torna a Milano e cerca la casa di don Ferrante presso cui crede si trovi Lucia.
Renzo attraversa una zona disabitata di Milano e trova il fetore dei cadaveri lasciati lì.
Poi arriva in una zona di Milano ancora abitata. Gli usci sono chiusi per sospetto e per terrore. Qualche uscio è inchiodato e sigillato per far capire che in quella casa ci sono degli ammalati o morti a causa della peste. Qualche uscio è segnato con una croce per far capire ai  monatti, cioè coloro che erano addetti al trasporto dei morti, che c’erano morti da portare via.
Per le strade Renzo vede lenzuola buttate dalle finestre e corpi abbandonati in attesa dell'arrivo dei carri.
Si manifesta la vita che c’è ancora in città con i rumori delle campane delle chiese, e con le persone affacciate alle finestre per pregare assieme.
Con la peste i due terzi dei cittadini erano morti.I sopravissuti andavano in giro con vestiti corti e stretti, per paura di toccare qualcosa ed essere contagiati dalla peste.
Qualcuno diceva che ci fossero delle persone, gli untori, che cercavano di contagiare le altre persone. Chi veniva considerato tale veniva preso e ucciso.