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domenica 8 marzo 2015

Giappone e Cina


Il Giappone assunse con Italia e Germania una comune posizione internazionale.
Il Giappone del primo dopoguerra iniziò una fase di grande sviluppo industriale, contemporaneamente la regione cinese fu teatro di una rivoluzione nazionalista che riuscì a unificare il territorio e proclamare la repubblica. Il Giappone preoccupato di avere un vicino così grande e potenzialmente forte invase la Manciuria (1931).
La Cina, infatti, aveva assunto un'importanza vitale per lo sviluppo del capitalismo giapponese, come fornitrice di materie prime per l'industria pesante e come principale mercato di esportazione. Proprio contro le tendenze imperialistiche del capitalismo giapponese e contro le fazioni militari che lo appoggiavano in Cina si rivolse il vasto movimento nazionalista e democratico il Fronte di resistenza antigiapponese. Il Guomindang di Chiang Kai-Shek smise la politica di repressione del Partito comunista cinese e si concentrò sul conflitto con il Giappone. Il Guomindang (o Kuomintang) era il Partito nazionalista cinese costituito nel 1912.



L'ascesa e il consolidamento del nazismo


Il crollo dell'equilibrio creato dalla Repubblica di Weimar fu terreno fertile per l'ascesa di Adolf Hitler e del suo movimento politico: il nazismo.
Il nazismo era rappresentato politicamente dal Partito nazionalsocialista dei lavoratori, fondato nel 1920 dallo stesso Hitler. L'ideologia nazionalsocialista si basava sull'idea nazista della superiorità della razza tedesca (ariana) e su un radicale nazionalismo, però guardava alle masse propugnando una riduzione degli squilibri sociali. La caratteristica principale del nazismo, che lo rende un tipico esempio di totalitarismo, è l'organizzazione del movimento attorno alla figura del Fuhrer, il capo carismatico. Un primo tentativo di rivoluzione nazista si ebbe con il putsch di Monaco (1923), che fu facilmente sedato e dopo il quale il partito decise di abbandonare la via rivoluzionaria, per tentare quella parlamentare, tanto da vincere le elezioni nel 1932.
Divenuto cancelliere, il 28 febbraio del 1933 Hitler approfittò dell'incendio del Reichstag (il Parlamento), di cui accusò i comunisti, ed emanò le prime leggi che soppressero le libertà civili e ogni forma di opposizione politica. Una volta sciolto il Parlamento i nazisti ebbero la maggioranza, ed il 23 marzo Hitler si faceva attribuire i pieni poteri.
Il 26 aprile 1933 nacque la GESTAPO (polizia segreta), la quale insieme alle SA (Sezioni d'Assalto), attuò una terribile repressione; il 14 luglio dello stesso anno il partito nazionalsocialista divenne l'unico consentito. Il 30 giugno 1934 su ordine di Hitler , Himmler e le SS massacrarono Rohm e i vertici delle SA, sospettati di cospirazione ai danni del potere centrale (la notte dei lunghi coltelli). Il 2 agosto 1934 Hitler si investì della carica di presidente e primo ministro, consolidando definitivamente la dittatura.


Il regime nazista travalicò, poi, ogni bruttura possibile di qualsiasi regime totalitario emanando, il 15 settembre 1935, le leggi di Norimberga, che tolsero agli ebrei ogni diritto politico, proibendo anche i matrimoni misti, al fine di tutelare la purezza della popolazione di razza ariana; ma la persecuzione vera e propria cominciò il 9 novembre 1938, quando, per vendicare l'uccisione, avvenuta a Parigi, di un diplomatico tedesco, per mano di un dissidente ebreo, furono distrutti negozi, case, sinagoghe, profanati cimiteri, sterminate intere famiglie (la notte dei cristalli).

L'URSS


Dopo la rivoluzione e l'uscita dalla Prima guerra mondiale Lenin guidò la Russia verso la dittatura marxista del proletariato.
Per affrontare la difficile situazione economica in cui versava la Russia in quegli anni Lenin adottò il comunismo di guerra, cioè una politica economica che comportava la suddivisione delle proprietà terriere e la confisca dei surplus agricoli, che però fu molto impopolare tra le masse (soprattutto contadine) tanto da ridurre Lenin a cambiare rotta istituendo la Nuova Politica Economica (NEP) con la quale lo Stato permetteva l'esistenza di un mercato limitato. Vennero consentite piccole imprese private, la possibilità di assumere manodopera e la possibilità per investitori esteri di partecipare ad alcune attività economiche.
Alla morte di Lenin, però, il potere finì nelle mani di Stalin che nel 1922 era stato eletto segretario generale del Pcus, una carica organizzativa che permetteva di controllare l'intero apparato del partito e, attraverso di esso, del governo. Quando Lenin si ammalò , Stalin formò un "triumvirato" con Zinov'ev e Kamenev per contrastare Lev Trotzkij col quale era già entrato in contrasto. Dopo la morte di Lenin il "triumvirato" tenne nascosto il testamento del capo del partito in cui si suggeriva di rimuovere Stalin dalla carica di segretario del Pcus. Nel 1924 Stalin formulò la teoria del "socialismo di un paese solo" con la quale si abbandonava l'internazionalismo e si alimentava il sentimento nazionalista. Tra il 1925 e il 1927 sconfisse l'opposizione di Trotzkij, cui si erano uniti Zinov'ev e Kamenev, espellendoli dal partito.
Il periodo stalinista fu caratterizzato da:
  • l'industrializzazione forzata del paese;
  • la collettivizzazione forzata delle campagne.
Dal punto di vista delle libertà personali Stalin le ridusse al minimo e di quel regime sono passate alla storia le grandi epurazioni con le quali combattevano l'opposizione. Furono dati poteri sempre più grandi alla polizia politica, facendo nascere, così un sistema dittatoriale(stalinismo).
Nel 1927 Stalin abbandonò la NEP e passò all'economia pianificata dei Piani Quinquennali, per avviare l'economia socialista a un'industrializzazione accelerata.


venerdì 6 marzo 2015

La nascita di una nuova forma di Stato: il totalitarismo


Con il termine totalitarismo si indica la forma di governo diffusasi  agli inizi del Novecento in concomitanza con l'avvento della società di massa e lo sviluppo della tecnica (elemento essenziale per esercitare il dominio assoluto sulle masse).
Nei regimi totalitari il singolo individuo esiste solo se si conforma all'ideologia del partito unico che è al potere e si identifica con lo Stato.
Può dirsi in sintesi che il totalitarismo si caratterizza per:
-ruolo dominate del partito unico (assenza di pluralismo);
-presenza di un'ideologia rigida che legittima il potere del partito unico;
-penetrazione ideologica della vita comune in tutta la popolazione attuata tramite delle organizzazioni collaterali e subordinate al partito (associazioni giovanili, sindacati...) che mobilitano continuamente le masse;
-élite di potere al vertice del partito ;
-uso del potere senza limiti prevedibili e sanzionabili.
L'elemento che distingue un totalitarismo dalla più ampia categoria dei regimi autoritari è la presenza di un'ideologia su cui il totalitarismo stesso si fonda e che è finalizzata a far presa sulla società  civile in maniera pervasiva e totalizzante.

mercoledì 25 febbraio 2015

La politica estera del fascismo


In politica estera il fascismo si dichiarò sempre insoddisfatto dei risultati delle conferenze di pace che avevano posto fine alla Prima guerra mondiale; Mussolini infatti sognava uno Stato forte e temuto, erede delle tradizioni imperiali di Roma antica; per questo motivo, il fascismo si propose inizialmente di affermare la posizione dell'Italia nel Mediterraneo, opponendosi all'egemonia inglese e francese. Ciò nonostante, fino al 1935 l'Italia mantenne buoni rapporti con Francia e Gran Bretagna, che guardavano all'Italia come argine contro le pretese naziste sull'Austria ( nel 1935 a Stresa, Francia, Gran Bretagna e Italia condannarono insieme il riarmo tedesco). A partire dal 1935, però, la politica estera italiana si fece più aggressiva a causa: 
- della crescente sfiducia nei confronti  delle iniziative diplomatiche (la Società delle Nazioni, antenata dell'ONU, si dimostrò incapace di risolvere problemi internazionali); 
- del progressivo deteriorarsi delle relazioni tra le maggiori potenze; 
-dell'avvento al potere in Germania di Hitler (gennaio 1933) che , almeno nei primi anni, prese Mussolini a modello.
Nel 1935, prendendo a pretesto un incidente di frontiera, l'Italia diede inizio all'invasione dell'Etiopia allo scopo di conquistare l'ultimo pezzo d'Africa non ancora colonizzato dalle potenze europee ed assicurare anche all'Italia un Impero. 
Fu un errore perché: 
- l'Italia arrivava già tardi perché l'era del colonialismo volgeva al tramonto (in molte colonie già scoppiavano rivolte nazionalistiche); 
- l'Etiopia era uno Stato membro della Società delle Nazioni e il suo imperatore , il negus Hailé Delassié, era un abile diplomatico che seppe difendere la causa etiope.
L'aggressione all'Etiopia provocò l'isolamento internazionale dell'Italia: la Società delle Nazioni condannò l'Italia, e le impose sanzioni economiche (divieto di rapporti commerciali); le sanzioni, però, furono applicate poco e male, e ebbero come unico effetto quello di accrescere il consenso popolare verso il regime. Dopo 7 mesi di guerra, il maresciallo Badoglio conquistò Addis Abeba (capitale dell'Etiopia) e il 5 maggio 1936 fu proclamato l'Impero. Due mesi dopo le sanzioni furono sospese.
Il riavvicinamento tra Italia fascista e Germania nazista, già iniziato nel corso del 1935, giunse a compimento nel 1936 con l'intervento in Spagna.
Nel 1937 l'Italia abbandonò la Società delle Nazioni e nell'aprile 1939 invase e dichiarò l'annessione dell'Albania; poche settimane dopo (maggio 1939) venne firmato il "patto d'acciaio", con cui si sanciva l'alleanza politica e militare tra Italia fascista e Germania nazista.

Il fascismo sul piano sociale ed economico


Sul piano sociale, il fascismo:
- attuò una politica verso la famiglia volta a premiare la prolificità (le nubili e gli scapoli  furono emarginati e il ruolo della donna fu solo domestico , lontano dall'attività e dagli studi, fu creata l'opera nazionale per la maternità e l'infanzia) al fine di aumentare la forza militare della nazione; 
-fu promossa la conciliazione con i cattolici; l'11 febbraio 1929 furono firmati i Patti lateranensi con cui: la Chiesa riconosceva Roma capitale d'Italia e otteneva piena sovranità sul Vaticano; si introduceva l'insegnamento della religione e si riconosceva validità civile al matrimonio.
Sul piano economico, il fascismo:
- con la Carta del lavoro e le Corporazioni diede vita ad un sistema di controllo dei conflitti sui luoghi di lavoro che confermò il consenso degli industriali al regime; 
- con l'intervento sulla moneta e la politica deflattiva, con il taglio dei salari e la limitazione del credito, portò ad una ripresa del valore della lira, ma alla compressione dei consumi e all'avvio di una politica protezionistica; 
- il regime intraprese un'ampia campagna di lavori pubblici, soprattutto nelle campagne (bonifiche dei terreni paludosi); 
- si cercò di raggiungere l'autosufficienza (politica autarchica) sul piano delle risorse e della produzione (battaglia del grano); 
- si fece sempre più forte l'intervento dello Stato nell'economia: venne costituito nel 1933 l'Iri  (Istituto per la ricostruzione industriale) che legò l'imprenditoria nazionale al potere politico. 

martedì 24 febbraio 2015

Lo Stato fascista


Giunto al potere, il fascismo non abrogò immediatamente le istituzioni parlamentari tipiche dello Stato liberale. Nel 1924 furono indette le elezioni generali sulla base di una legge (Legge Acerbo) che assicurava i due terzi dei seggi al partito di maggioranza. Le elezioni si svolsero in un clima di intimidazione; il segretario del partito socialista , Matteotti, denunciò brogli e violenze ma , pochi giorni dopo, fu rapito e ucciso; per protesta le opposizioni abbandonarono il Parlamento e si ritirarono sull'Aventino, sperando nell'intervento del re che invece tacque. Mussolini , forte del tacito appoggio del sovrano, nel gennaio 1925 si assunse la "piena responsabilità politica, morale, storica" dell'accaduto e proclamò l'inizio del regime fascista.
Le leggi promulgate nel 1925 (leggi fascistissime) al 1928 eliminarono ogni residuo di libertà individuale, politica, sindacale:
- furono sciolti tutti i partiti, ad eccezione di quello fascista; 
- fu creato un Tribunale speciale per giudicare quanti fossero accusati di antifascismo; 
- furono soppresse le libertà di stampa, di riunione e di associazione; 
- furono sciolti i sindacati che vennero sostituiti dalle corporazioni (che, unendo padroni e lavoratori in un unico organismo, evitavano in pratica ogni conflitto sindacale) Nell'aprile del 1927 fu emanata la "Carta del Lavoro" che confermava e regolava l'ordinamento corporativo;
- furono aboliti i consigli comunali e provinciali, sostituiti da rappresentanti governativi.
Lo Statuto albertino non fu mai abrogato ma perse ogni valore. Il capo del governo era ora responsabile solo davanti al re, i ministri davanti al re e al capo del governo. Le funzioni già spettanti al Parlamento furono assunte dal Gran Consiglio del Fascismo, organo del partito.
Nel contempo l'intervento dello Stato nell'educazione e nella propaganda organizzò il consenso attraverso un rapporto diretto con le masse: si enfatizzò il ruolo di Mussolini (il Duce), le masse furono inquadrate in organizzazioni fasciste fin dall'infanzia (Opera Balilla, Gioventù del Littorio).